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“La favola di contrada senza nome”
liberamente tratto da Lunaria di Vincenzo
Consolo
Mi sono accostata al testo di Vincenzo Consolo alcuni anni
fa e subito mi ha affascinato non solo per l’indiscutibile valore
letterario, ma soprattutto per quel sapore di favola antica, con quel
lessico prezioso e popolare allo stesso tempo e per tutti i possibili
significati che l’autore ci offre. Forse, ho pensato, avrebbe potuto essere
adattato a una messa in scena insieme agli alunni. Ho cominciato a lavorarci
su a settembre del 2009, riducendo il testo e semplificando, senza
stravolgere il testo originale, le parti dei personaggi. Quando ho proposto
il lavoro agli alunni, essi sono stati ben contenti di poter fare teatro,
non rendendosi conto, però, delle difficoltà oggettive che tale attività
avrebbe comportato.
Alla fine, letto il libro, assegnate le parti, chiaritone il significato,
abbiamo potuto completare il lavoro e portarlo sulle scene del nostro teatro
il 29 ottobre 2010. La connotazione che ho voluto mettere in risalto, è
l’illusione caduta, il sogno, la poesia calpestata, ma anche il potere
superbo e saccente, violento con i deboli e pavido con i prepotenti. Le
immagini iniziali, con cui si apre la scena e su cui scorrono i versi di
Consolo, sottolineati dalla voce di una ragazza, riportano tristemente e
disperatamente all’attualità del racconto che, al di là dei toni e dei ritmi
cadenzati della favola d’altri tempi sospesa nell’immaginario, suscita una
sensazione di inquietudine e di impotenza.
Prof.ssa Elisabetta Meli (curatrice dello spettacolo)
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